Giacomo Puccini

| di Nicolò Giusti
| Categoria: Personaggi
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Giacomo Puccini nacque a Lucca il 22 dicembre 1858. Fu il sesto di nove figli.


Orfano del padre, iniziò a studiare musica, prima con suo zio e poi con un allievo dello stesso.
A 14 anni divenne organista del Duomo di Lucca.
Nel 1880 Puccini lasciò Lucca e si trasferì a Milano dove poté studiare presso il Conservatorio, grazie ad una borsa di studio. Qui conobbe il compositore livornese Pietro Mascagni.


Grazie a Giulio Ricordi, Puccini debuttò nel 1884 con Le Villi al Teatro dal Verme di Milano riscuotendo un enorme successo. 

Vista l'accoglienza della prima opera, Rircordi ne commissionò subito una seconda al musicista lucchese: l'Edgar, che gli costò quattro anni di duro lavoro. La prima a Milano, non convinse né pubblico, né critica.

Dopo numerose vicissitudini, anche familiari, Puccini si trasferì a Torre del Lago. Qui trovò il luogo ideale per scrivere le sue opere. Il Maestro era così innamorato di questo luogo che, una volta morto, i familiari decisero di seppellirlo nella sua villa in riva al lago.



Incassato il contraccolpo subito con Edgar, fu la volta della terza opera di Puccini: Manon Lescaut, un enorme successo che firmò l'inizio della florida collaborazione con i librettisti Luigi Illica e Giuseppe Giacosa. Successivamente fu la volta de La bohème e di Tosca (ispirato al dramma storico di Victorien Sardou).
Madama Butterfly fu un esempio eccelso di espressionismo musicale. Tuttavia il suo debutto (1904, Milano) fu un fiasco. Puccini mise di nuovo mano sulla sua opera che debuttò poco dopo a Brescia riscuotendo il successo che meritava.


Nel 1903 inizò un periodo difficile per il Maestro.
La morte di Giacosa pose fine al perfetto triangolo sinergico che aveva permesso la nascita di opere magnifiche. Puccini fu vittima di un grave incidente d'auto che lo costrinse ad una lunga convalescenza. Nel 1912 morì Ricordi, al quale doveva il suo debuto ed il suo successo.
Ma la tragedia che più colpì Puccini fu il suicidio della domestica ventritreenne Doria Manfredi che, perseguitata da Elvira (moglie di Puccini), che accusava i due di giacere insieme a sua insaputa, si tolse la vita avvelenandosi.

Durante questo periodo, il Maestro scrisse La Fanciulla del West che debuttò al Metropolitan di New York, il 10 dicembre del 1910. Nel 1917 debuttò la rondine. Sempre a New York, Puccini presentò il cosiddetto Trittico, tre opere di un atto ciascuna: Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi. 


Nel 1919 Puccini si trasferì ad Orbetello, abbandonando definitivamente la casa a Torre del Lago. Qui iniziò a scrivere Turandot. Non fu mai pienamente convinto del finale, sul quale lavorò a lungo. Sfortunatamente, Puccini fu colpito da un infarto, sopraggiunto dopo un delicato intervento, utile a curare il tumore che gli era stato diagnosticato alla gola. Morì a Bruxelles il 29 novembre 1924 lasciando l'opera incompiuta.
Il compito di concludere l'opera fu affidato a Franco Alfano e Arturo Toscanini. Dal 2000 si preferisce concludere l'opera con il finale scritto da Luciano Berio, basato sugli abbozzi del Maestro stesso. 
 

 

Nicolò Giusti

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