Mura di Lucca

Storia e descrizione, dalla prima cinta romana fino all'ultima realizzazione del 1500.

| di Tommaso Giusti
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Le mura di Lucca sono il maggior esempio in Europa di mura costruite secondo i principi della fortificazione alla moderna che si sia conservata completamente integra in una grande città. L'attuale cerchia muraria, lunga circa 4 chilometri e 223 metri, è infatti frutto dell'ultima campagna di ricostruzione, partita nel 1504 e terminata solo nel 1645 secondo un progetto inviato da Alessandro Farnese dalle Fiandre. Articolate in 12 cortine e con undici bastioni (detti in città baluardi) ed una piattaforma non vennero però mai usate per difendersi da un assedio, al contrario delle cinte più antiche, in quanto furono concepite come deterrente contro ormai improbabili mire espansionistiche della Firenze del Granducato. L'unica occasione in cui le mura furono messe alla prova fu durante la disastrosa alluvione del Serchio del 18 novembre 1812, quando furono sprangate le porte e con l'ausilio di materassi e pagliericci fu garantita una relativa tenuta all'acqua del centro di Lucca. La stessa Elisa Bonaparte per entrare nella città fu fatta issare con una sorta di bilanciere per non aprire i battenti sprangati alla furia delle acque. La cinta muraria è stata trasformata nel corso dell'ottocento in piacevole passeggiata pedonale, e rappresenta, assieme ai baluardi e ai prati antistanti le mura, il principale parco cittadino destinato durante la bella stagione a palcoscenico naturale per spettacoli e manifestazioni.Come in tante altre città le mura rinascimentali non rappresentano che l'ultimo stadio fortificatorio di Lucca, che sia per la propria crescita demografica sia per le mutate condizioni politiche ed economiche dovette ampliare ed aggiornare più volte le proprie difese.


L'epoca romana

Il perimetro fortificato romano fu eretto già nel 180 a.C. all'atto della deduzione della colonia di Luca. Ancora oggi si distingue, nelle vedute aeree, la tradizionale pianta rettangolare romana delimitata

    a nord da via San Giorgio,
    a sud da corso Garibaldi,
    a ovest da via Galli Tassi e da via della Cittadella,
    a est da via della Rosa e via dell'Angelo Custode.

All'interno della cerchia muraria si possono individuare gli antichi castra militari, con le vie ortogonali dette cardus Maximus - riconoscibile oggi via Veneto, via Calderia e via degli Asili - e Decumanus maximus - le attuali via San Paolino, via Roma e via Santa Croce - che incontravano le mura in corrispondenza delle quattro porte e che si incontravano nel foro romano oggi individuabile in piazza San Michele che ospita appunto la chiesa di San Michele in Foro.Mentre la ricostruzione del tracciato di questa cerchia non presenta problemi nei lati est, nord e sud, il lato ovest è invece il punto più contestato; le indagini più recenti non possono altro che confermare l'esistenza di un tracciato non rettilineo, caratterizzato da una maggiore sporgenza nel tratto nord ovest, e sensibilmente ritirato nel tratto sud ovest, nel quale si apriva quella che viene designata come Porta vecchia di San Donato (portam Sancti Donati veterem) in un documento di compravendita del 1235. il raccordo fra questi due settori veniva assicurato da un tratto in direzione est-ovest. La principale difficoltà di trovare l'accordo sul tracciato complessivo risiede nel fatto che, contrariamente all'immagine tradizionale delle mura delle colonie romane, quelle lucchesi non presentano i consueti tratti rettilinei, ma sembrerebbero al contrario presentare numerose irregolarità. La convessità a forma di arco depresso che caratterizza il lato nord est si dovette probabilmente al tracciato del Serchio, che in quel punto fungeva da fossato, mentre il tracciato a scala del lato ovest resta aperto a tutte le interpretazioniÈ certo che il tracciato delle mura della colonia venisse tracciato, come da tradizione, all'atto della deduzione, ma non lo è altrettanto che i pochi resti oggi conservati (il tratto ancora visibile in elevato all'interno della chiesa di Santa Maria della Rosa e poco altro) non siano frutto di una ricostruzione seriore. Ad ogni modo queste mura formarono la difesa della città sino ad oltre il X secolo, quando dovevano essere ormai in pessimo stato, cui si poneva rimedio con malcerti restauri e con carbonaie; un rifacimento si rese comunque indispensabile dopo che il Marchese Bonifacio di Toscana durante il suo dominio (1027-1050) ne distrusse ampi tratti per punire la riottosità dei lucchesi alla sua autorità.


Le mura della Civitas medievale

Gli studi più recenti avanzano l'ipotesi che tra la fine del Marchese Bonifacio e la discesa del Barbarossa in Italia siano iniziati i lavori della nuova cerchia, che fu integrata ai resti di quella romana. Nello stesso periodo si procedeva allo scavo e al riattamento delle cosiddette carbonaie (Carbonariae) terrapieni corredati di fossati che avevano sia funzione di controllo idrico che di difesa. È da notare che in quello stesso periodo (e per le stesse ragioni) in quegli stessi anni Genova e Pisa si dotavano di nuove cinte urbane, tipologicamente affini a quelle lucchesi, e Pisa si dava parimenti allo scavo di nuove carbonaie. Inoltre si rendeva necessario inglobare nelle difese i nuovi borghi sorti grazie allo sviluppo economico della città, tappa fondamentale della Via francigena, unica città dell'italia centrale dove in epoca Longobarda e carolingia non si siano verificati cali demografici. Attorno al 1200 la situazione era tale che aveva quasi più Lucca fuori di quello che avesse dentro le mura.Il maggior sostegno ad una datazione alta dell'inizio della costruzione della seconda cerchia è un diploma di Arrigo IV datato 23 giugno 1081 in cui si proibisce a chicchessia di danneggiare o distruggere il circuito delle mura vecchie o nuove (statuimus ut nulla potestas nullusque hominus murum lucensis civitatis antiquum sive novum in circuitu dirompere vel diruere presumat...). Queste parole sono ripetute più o meno identiche in diplomi successivi, tra cui spicca quello di Ottone IV nel 1209. Questo ed altri documenti sono ritenuti più fededegni da altri studiosi[5] che in più citano altre carte che renderebbero più credibile una data intorno al 1198.Le mura di questa cerchia perdono la forma rigorosamente quadrata per adattarsi alle esigenze dellosviluppo cittadino. Esse, conservate per un lungo tratto sul lato nord e visibile in lacerti in altri punti della cinta, erano spesse circa 2,45 metri, erette con la tecnica a sacco, ovvero un nucleo di pietrame e pezzi di scarto annegati nella malta, rivestiti all'esterno da uno strato di blocchetti in pietra accuratamente squadrati, ed all'interno da un più economico strato di mattoni. All'esterno i tre corsi più bassi erano leggermente sporgenti (circa un centimetro l'uno) per maggior stabilità. Numerose torrette rompitratta semicircolari, ottenute con la stessa tecnica e quindi perfettamente solidali alle cortine e aperte verso l'interno, caratterizzavano l'aspetto della città, conservato in numerose raffigurazioni pittoriche. il loro numero è incerto, ma l'ipotesi del Matraia, la più accettata dagli studiosi, ne conterebbe circa ventiquattro.In particolare, rispetto alle mura romane, questa cerchia muraria di epoca medioevale si allargava

    verso nord fino a via dei carrozzieri
    verso sud fino all'attuale Porta San Pietro
    verso ovest fino all'attuale Piazzale Verdi
    verso est fino a via San Nicolao, dove fu protetta mediante un fossato, attualmente Via del Fosso.

Lungo questa cerchia restano intatte Porta dei borghi e Porta San Gervasio.


Le mura dei Borghi

Nonostante il significativo incremento della superficie racchiusa nelle mura, a Nord Ovest della città si svilupparono presto abitati in corrispondenza dei borghi, ovvero dei tratti iniziali delle strade uscenti dalle porte urbiche. Oltretutto lo sviluppo della città era ostacolato in tutte le altre direzioni, a sud dalle paludi e dalla vicinanza con l'arcirivale Pisa, ad Ovest dalla Presenza del Prato del marchese, a Nord dal sempre minaccioso Serchio. In questo settore, unico destinato allo sviluppo, esistevano due porte, San Gervasio e Portone dei Borghi, tra cui si apriva anche una posterla, detta della Fratta, che rapidamente vide formarsi un borgo altrettanto prospero. Presto si presentò la necessità di provvedere in qualche modo alla difesa di questi agglomerati. Non sono molte le fonti che parlano di questi sviluppi; è evidente che in questo settore non vi fu alcuno sforzo organizzato, nessuna pianificazione. Le fortificazione, spesso semplici carbonaie o steccati, si appoggiavano alle irregolarità del suolo o seguivano i tanti canali che attraversavano la piana. Per successivi accrescimenti si giunse infine, all'inizio del XV secolo a racchiudere in una cinta formata di mura più basse delle mura urbane (circa 7 metri di altezza), prevalentemente rivestite in laterizi, una superficie solo di poco inferiore a quello protetto dalle mura ufficiali della città.


Le mura rinascimentali

A partire dal 1491 si rendevano necessari altri ampliamenti della città ed ammodernamenti in ossequio alle nuove tecniche fortificatorie; Le prime notizie parlano di consulenze richieste a Matteo Civitali e Francesco di Giorgio Martini, ma non restano alcune testimonianze di effettivi progetti; Le costruzioni iniziarono nella prima metà del secolo successivo, con cortine fiancheggiate da grandi rondelle, secondo le teorie del fuoco di rovescio. Il progresso delle tecniche d'assedio rese presto obsoleti questi torrioni, e tra il 1544 e il 1575 l'Offizio di Fortificazioni del comune stipendiò gran parte del Gotha degli ingegneri militari dell'epoca. Il primo ingegnere militare di fama ad essere consultato fu Galeazzo Alghisi; Baldassarre Lanci fu al soldo lucchese fra il 1547 e il 1557, per poi passare al servizio del Granduca di Toscana Nel 1561 i disegni di Francesco Paciotto da Urbino permisero di delineare il nucleo principale delle fortificazioni. Alla fine del secolo si decise di richiedere l'opera di ingegneri fiamminghi, la cui scuola era in quel periodo la più prestigiosa; nel 1589 fu interpellato Alessandro Farnese che fornì un progetto cui si attennero in linea di massima tutti i successivi ingegneri, fino a Paolo Lipparelli che nel quinquennio 1645-1650 portò a termine l'enorme cantiere.Nonostante il formidabile dispendio di energie la ricostruzione non fu totale; infatti il lato nord delle mura, dove la vicinanza del fiume Serchio restringeva lo spazio per un eventuale assediante, che non avrebbe potuto impiantarvi un Assedio scientifico, ma solo tentare un colpo di mano, le fortificazioni sono vistosamente meno sviluppate: la distanza fra i bastioni è maggiore, al centro del lato nord si trova una economica piattaforma al posto di un enorme e costoso bastione, e vi è reimpiegato un lungo tratto delle mura dugentesche, ben visibile perché in pietra bianca anziché in mattoni e addirittura dall'andamento non rettilineo, in barba a tutte le necessità del tiro radente.Le mura erano originariamente accessibili attraverso tre porte maggiori:

    Porta San Pietro
    Porta Santa Maria
    Porta San Donato

e un gran numero di posterle, che in realtà erano accessi diretti al fossato per consentire alla guarnigione di presidiare le opere esterne ed effettuare sortite. Oggi sono in gran parte state riaperte per l'uso come passaggi pedonali. Durante la dominazione napoleonica, che vide al potere in Lucca Elisa Baciocchi, sorella dell'imperatore, venne costruita una porta sul lato verso Firenze, che fino allora per evidenti ragioni strategiche non presentava alcun accesso. Questa porta, appropriatamente, venne detta Porta Elisa.Nonostante le intenzioni dei progettisti di interdirne totalmente l'uso e l'accesso ai civili furono fin dall'inizio considerate un magnifico passeggio, specie a causa della piantumazione di centinaia di alberi, che oggi hanno raggiunto un enorme sviluppo. Nelle intenzioni dei progettisti peraltro gli alberi dovevano servire in caso di assedio come riserva di legna da ardere e per le riparazioni d'emergenza. Si deve a questo impiego civile la conservazione del fossato (pur privato della controscarpa) e di alcune opere esterne (caso rarissimo in Italia), che attualmente svolgono la funzione di grandioso parco a verde pubblico che circonda il centro storico. Questa funzione fu ufficialmente riconosciuta nel 1840 con la costruzione di un caffè sul Baluardo di Santa Maria poi spostato più indietro per creare spazio alla Statua di Vittorio Emanuele II di Augusto Passaglia sistemata nel 1885. I viali di circonvallazione si stendono tutto intorno, e l'unico intervento moderno sulle mura è rappresentato dal'apertura della cosiddetta Porta Sant'Anna, che i cittadini chiamano familiarmente Il buco per distinguerlo dalle porte storiche, di ben altra evidenza architettonica, e l'ancora più modesta porta san Jacopo alla tomba, aperta nel 1940.Le mura contennero la città fino al XIX secolo e tutt'oggi l'espansione urbanistica immediatamente all'esterno di esse è relativamente limitata rispetto ad altri centri della regione. La città di Lucca infatti, pur possedendo un nucleo urbano compattissimo, si è da sempre organizzata in numerosi borghi (allineamenti di abitazioni sulle strade che escono dalle porte urbiche) e corti (piccoli nuclei abitativi rurali organizzati intorno ad un piazzale, detto appunto corte) all'interno delle cosiddette sei miglia, che erano considerate parte integrante della città nonostante fossero esterne alle mura.


Porte delle Mura

L'attuale configurazione delle Mura di Lucca prevede la presenza di sei porte che consentono l'ingresso all'interno della città. Le porte a partire da nord e in senso orario sono:

    Porta Santa Maria (1592), che si apre su piazza Santa Maria
    Porta San Jacopo alla Tomba (1930), la porta più recente, con la prospiciente piazza IV Novembre,
    Porta Elisa (1811), attraversata da via Elisa, dedicata a Elisa Baciocchi
    Porta San Pietro (1565), in direzione della stazione ferroviaria
    Porta Sant'Anna, che si apre su piazzale Verdi
    Porta San Donato, con piazzale San Donato

È possibile inoltre entrare in città dalle posterle dei bastioni e da un varco aperto nel XIX secolo per far passare una ferrovia a scartamento ridotto, ormai soppressa. Altre porte, risalenti a tracciati murari anteriori sono tuttora visibili all'interno della cinta rinascimentale,

    Antica Porta San Donato (1590), all'interno di piazza San Donato è sede dell'Opera delle Mura
    Porta San Gervasio (1198), lungo via del Fosso all'incrocio con via Elisa è di epoca medioevale
    Porta dei Borghi ad un capo di via Fillungo in direzione di piazza Santa Maria


Citazioni

Gabriele D'Annunzio compose una poesia su Lucca pubblicata all'interno della sezione "Le città del silenzio" nella raccolta Elettra nel 1903. Nella poesia, D'Annunzio descrive Lucca come la città "dall'arborato cerchio" (con riferimento alle Mura di Lucca) dove "dorme la donna del Guinigi" (con riferimento a Ilaria del Carretto).
« Tu vedi lunge gli uliveti grigi
che vaporano il viso ai poggi, o Serchio,
e la città dall'arborato cerchio,
ove dorme la donna del Guinigi [...] »

(Gabriele D'Annunzio, Elettra)

Tommaso Giusti

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