Apuane, cave: a rischio 230 posti di lavoro

01/03/2014
Attualità
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Ben 89 posti di lavoro a rischio nel comune di Minucciano, e circa 140 in quello di Vagli Sotto. E questo solo nella filiera diretta della lavorazione del marmo, senza considerare l'indotto. Numeri finalmente precisi e che fanno chiarezza su quelle che potrebbero essere, in Gafagnana, le reali conseguenze occupazionali nel caso in cui la tanto discussa bozza del piano paesaggistico regionale venisse definitivamente approvata. Una bozza che, lo ricordiamo, prevede la progressiva chiusura delle attività estrattive comprese all'interno del Parco delle Apuane.

Sono questi i dati forniti oggi dal sindaco di Minucciano, Domenico Davini, durante la riunione straordianria del consiglio comunale del comune di Minucciano. Una seduta che si è svolta, a porte aperte, all'ex cinema Pancetti di Gorfigliano e che ha visto una grande partecipazione da parte di tutta cittadinanza e delle istituzioni.

“Sulla vicenda dei numeri forse si è fatta un po' di confusione – ha detto Davini – per questo preferisco parlare di quella che è la situazione nel mio territorio. A Minucciano le cave a rischio chiusura sono 6 per un totale di 89 posti di lavoro a rischio nella sola filiera diretta del marmo. In più c'è da considerare l'indotto”.
La situazione sarebbe ancora più drammatica a Vagli Sotto dove la cave a rischio chiusura sarebbero 8. “Questo metterebbe a rischio circa 140 posti di lavoro – ha proseguito Davini – ancora una volta senza considerare l'indotto. E' chiaro che possiamo parlare di un vero e prorpio disastro occupazionale se consideriamo che i due comuni, insieme, contano circa 3.500 abitanti”.
Una situazione per certi versi paradossale considerando gli investimenti fatti dalla Regione negli ultimi anni per valorizzare, sul territorio, le attività connesse all'estrazione del marmo.




“Più di di 15 milioni di euro dal duemila ad oggi – ha spiegato Davini – per puntare su un settore che da più di cento anni rappresenta la principale fonte di reddito per molti cittadini del nostro comune. L'attegiamento della regione è quantomeno schizzofrenico”.

Davini risponde poi alle accuse lanciate dai comitati ambientalisti. “Negli anni '70 mancavano delle norme che regolassero l'attività estrattive, ma oggi ci sono regole molto stringenti e credo che si sia trovato il giusto equilibrio tra estrazione del marmo e rispetto dell'ambiente. In futuro potremmo anche puntare su economie alternative ma è un percorso che deve essere fatto in parallelo, non si può pensare di riconvertire l'economima di punto in bianco”.

Sulla questione è poi intervenuto il presidente del Parco Apuane, Alberto Putamorsi. “L'articolo 3 dello statuto del Parco dice che il ruolo del presidente è quello di garantire il benessere dei cittadini, anche attraverso la conservazione dell'ambiente. Mi chiedo, però, quale benessere possa esserci se manca il lavoro”.

Sulla stessa linea di pensiero anche Andrea Marcucci, parlamentare del Pd. “Senza lavoro queste zone si spopolerebbero. Per questo chiediamo alla regione di bloccare l'iter di approvazione del piano paesaggistico e di aprire immediatamente un tavolo di confronto con le comunità locali e con le aziende che lavorano nel marmo”.
Sulla vicenda è intervenuta infine anche Raffaella Mariani. “Credo che la regione abbia gestito la situazione con un po' di superficialità, probabilmente per la scarsa conoscenza del problema -  ha detto la parlamentare del Pd - Sono comunque sicura che, alla fine, si troverà una soluzione intelligente e condivisa”.

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