Sì a un’agricoltura ‘custode’ del paesaggio, ma questo deve essere un riflesso dell’attività agricola – vera e propria risorsa economica del territorio – e non il suo fine ultimo. E’ questa la sostanziale modifica che la Confederazione italiana agricoltori Toscana Nord chiede alla Regione in merito al Piano Paesaggistico Regionale.
Sono state presentate questa mattina (lunedì 15 settembre), a Palazzo Ducale, dal presidente della Cia lucchese, Piero Tartagni, dal direttore Alberto Focacci e dal responsabile Cia che ha seguito l’iter di questo Piano, Adelmo Fantozzi, le osservazioni presentate alla Regione Toscana a tutela dell’agricoltura lucchese. Hanno preso parte anche l’assessore provinciale alle Politiche agricole, Diego Santi, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Lucca, Serena Mammini, l’assessore all’Agricoltura del Comune di Capannori, Serena Frediani e il professor Massimo Rovai, docente di economia agraria all’Università di Pisa, che ha collaborato alla stesura del Piano regionale.
“Il Piano Paesaggistico adottato dal consiglio regionale – afferma il presidente della Cia, Piero Tartagni – è un documento complesso e giustamente ambizioso, che condividiamo negli obiettivi fondamentali, poiché mira al contrasto del consumo di suolo, riconosce il ruolo del comparto agricolo quale presidio paesaggistico essenziale e punta al recupero produttivo agricolo di superfici abbandonate. Emerge, tuttavia, la tendenza a una visione statica del settore, che non può essere vista solo in funzione di tutela del territorio, ma come settore vitale dell’economia locale”.
Le osservazioni presentate dalla Cia lucchese riguardano, in particolar modo, i vincoli paesaggistici che potrebbero nascere a seguito dell’approvazione del Piano regionale.
“Il documento – spiega Adelmo Fantozzi – ‘disegna’ la Piana di Lucca come una cartolina dell’agricoltura di 40 o 50 anni fa. Si parla, infatti, di prati attorno a Lucca, ma oggi non è più questa la realtà. Abbiamo, invece, un’agricoltura produttiva, con i suoi campi coltivati, che rappresentano una realtà dalla quale non si può più prescindere. La nostra azione, quindi, è stata diretta a tutelare quegli agricoltori che hanno le loro attività produttive nella Piana, affinché non vengano inseriti vincoli che impediscano loro di coltivare quelle che, negli anni, sono divenute colture importanti per l’economia della zona”.
Altro nodo cruciale per la lucchesia è quello della risorsa idrica nella Piana: il Piano, infatti, individua nell’emungimento della falda da parte delle industrie una delle principali cause per l’impoverimento della risorsa idrica e per i problemi che derivano da questo. Quale soluzione indica un minore prelievo da parte delle aziende agricole. “Abbiamo contestato questo punto – afferma Fantozzi – poiché, a nostro parere, siamo di fronte a un paradosso: le industrie impoveriscono la falda, ma sono gli agricoltori che devono ridurre i prelievi di acqua. Anche in questo caso, di fondo, non viene considerato lo stato attuale dell’agricoltura lucchese nella Piana e non viene presa in considerazione la sua vera importanza per l’economia della zona. Abbiamo chiesto, pertanto, che venga corretta questa visione oramai datata e venga valorizzato, invece, l’aspetto economico che il comparto agricolo ricopre”.
Il terzo punto individuato dalla Cia di Lucca è legato al florovivaismo, spesso visto come un ambito che produce più criticità che risorse: “E’ un punto di vista sostanzialmente sbagliato – spiega Fantozzi – poiché, al contrario è un settore che ha grandi possibilità di evolversi, ma, per poter sfruttare al massimo le sue potenzialità, si deve uscire dalla visione storica che ha portato all’enunciazione di questi parametri, per arrivare a una più dinamica concezione della nostra agricoltura, in modo da programmare interventi che possano realmente aiutarla e promuoverla”.
IL DOSSIER - Tutto il materiale raccolto dalla Cia Toscana ha dato vita a un dossier che è stato presentato alla Regione. Il dossier approntato dalla Cia è lo strumento che conferma, nei fatti, l’intenzione di partecipare e collaborare fattivamente alla costruzione di un Piano Paesaggistico che dia certezze normative agli operatori e impulso ad uno sviluppo delle aree rurali, incentrato sull’innovazione, la competitività, il dinamismo economico e la valorizzazione delle risorse produttive, ambientali e paesaggistiche del territorio.
LE PROPOSTE – Oltre ad evidenziare le luci e ombre del Piano, la Cia ha anche proposto un percorso di revisione, che prevede la piena attuazione del Codice del Paesaggio, la distinzione tra ‘raccomandazioni’ – alcune comunque da rivedere – e ‘norme cogenti’, il riconoscimento di tutta l’agricoltura come risorsa paesaggistica, il riequilibrio e l’armonizzazione delle schede di ambito e dei disciplinari d’uso. “In realtà – conclude il presidente Tartagni – la Cia chiede poche regole e precise che di fatto promuovano e sostengano i comparti agricoli, riconoscendo pienamente la funzione paesaggistica di questi settori, in grado di assicurare un presidio produttivo agricolo forte e competitivo nelle aree rurali, ponendo regole chiare e tecnicamente definite da recepire negli strumenti di pianificazione territoriale, dando certezza agli operatori e agli amministratori locali”.