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Ma in Italia esiste la proprietà privata?

Nicodemo ci aiuta a capire meglio il bene più prezioso delle famiglie italiane.

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Esiste solo in parte. Mi dispiace per il lettore che possiede un immobile adibito ad abitazione, ma si deve rendere conto che lui, con il rogito notarile e la successiva registrazione ha acquisito solo e sostano il “diritto” di “di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo entro i limiti e con l'osservanza degli obblighi stabiliti dall'ordinamento giuridico”. Bella fregatura! No? Qui da noi non esiste la dizione «Castle Doctrine» (La casa di un inglese è il suo castello) e ne consegue che essa sia violabile e limitata. In America il diritto di proprietà si espande sino alle profondità della crosta terrestre indipendentemente a cosa in essa si cela, in Italia no! Se esiste una qualche risorsa che possa giovare alla comunità, questa per legge è dello Stato (detta male, ma rende l’idea). E così pure per il cielo. Ma attenzione la “norma” è fine. La proprietà in linea teorica in Italia si estende all'infinito sia verso il basso che verso l'alto, ma viene condizionata al suo uso da Leggi speciali, normalmente negandola o accaparrandola ai fini sociali. Per cui occhio, se trovate un giacimento di petrolio sotto casa, questo non fa parte della vostra disponibilità! Oltre modo vi è un altro limite della “proprietà” poco conosciuto e apprezzato: l’esproprio. Dico poco conosciuto perché attuato con molto riserbo, e poco apprezzato perché sarebbe a mio modo di vedere la soluzione ai grandi problemi dell’inurbamento. Il Codice Civile è chiaro all’art. 834: “Nessuno può essere privato in tutto o in parte dei beni di sua proprietà se non per causa di pubblico interesse, legalmente dichiarata, e contro il pagamento di una giusta indennità….”. E qui, già dal 1865 con la “Legge Fondamentale”, si prevedeva un indennizzo per l’espropriazione, con la funzione di ristorare (parzialmente) l’espropriato, a favore di una crescita civile, corrispondente alla realizzazione di una strada, una ferrovia una bonifica di un quartiere urbano o altro. Questo ci dice “indennizzo”, già nella mente dei legislatori della fine dell’ottocento non doveva equivalere al prezzo di mercato, e pertanto la proprietà privata è sempre e comunque a disposizione del genio creatore Statale, in funzione della società (non mi spingo oltre). Ma c’è un però! Recenti sentenze europeiste hanno indotto i giudici italiani a riconoscere l’equa indennità alla stregua del prezzo di mercato, e qui diventa interessante, per tu lettore che magari ti sei chiesto per anni come mai non tornano i confini catastali nei confronti di opere pubbliche a te confinanti, che siano strade, autostrade, acquedotti o fognature. Il giochino dell’esproprio deve seguire regole precise, inconfutabili. Anche perché, in caso di appropriazione indebita (o illecita) non si matura l’Usucapione. E se queste regole non sono rispettate dall’amministratore pubblico, il privato chiede gentilmente il ristoro oltre che della perdita della proprietà nei limiti del prezzo di mercato, anche il danno. Buona proprietà privata a tutti.

Nicodemo

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