È già dura sopravvivere a una giornata di lavoro. Fare chilometri di strada per tornare a casa, oppure ritrovarsi al binario della stazione aspettando un treno in perenne ritardo. E per quanto la vita quotidiana sia un gioco di sopravvivenza che richiede strategie e tattiche degne di Hunger Games è niente in confronto a quello che ci aspetta nel mondo dei videogame.
Perché in fondo l'entertainment serve proprio a questo: garantirci un’evasione dalla realtà quotidiana e che sia un libro, una serie tv o giochi come Fortnite o PUBG poco importa, perché siamo tutti un po’ survivalisti. Certo niente a che vedere con i prepper americani che aspettando la fine del mondo si stanno preparando con corsi di sopravvivenza sulle montagne del Nebraska o nel freddo dell’Alaska a un evento che molto opportunamente tarda a verificarsi.
Altri invece sulla scia di emozioni che risalgono alla fantascienza degli anni Novanta e più di recente a titoli come Hunger Games o The Maze Runner sono stati affascinati dal fenomeno globale dei survival games dove strategia e tattica sono fondamentali per restare l’unico vincitore: il last man standing. Concetto questo mutuato dal cinema e dalla narrativa che ha trovato nei primi videogame di questo genere, soprattutto sparatutto in prima persona, una primissima nicchia di appassionati. Niente a che vedere con il clamoroso successo di questi ultimi anni, visto che all’epoca la partecipazione riguardava pochissimi giocatori in contemporanea. Mancavano connessioni veloci e soprattutto la tecnologia hardware e software in grado di supportare le fantasie e i sogni di giocatori e sviluppatori.
Poi è arrivato Arma 2 sviluppato da Brendan Green, un simulatore survival con una mappa di 240 Km2 estremamente realistico e accurato. E da questo momento tutto è cambiato. Siamo nel 2007 e la mod del gioco (vale a dire le modifiche estetiche e tecniche apportate dagli sviluppatori) prese il nome di Battle Royale. Era nato un fenomeno destinato a modificare radicalmente il concetto di survival game. Perché se in una partita ti trovi a dover fronteggiare uno o due avversari è un conto, ma se a partecipare al gioco sono centinaia di gamer sparsi per il mondo, il videogame in questione ha tutte le caratteristiche per diventare un fenomeno globale.
E così è stato visto che qualche anno dopo Branden Green, passato alla Bluehole, sviluppa per Microsoft, PlayerUnknown's Battlegrounds un videogame multiplayer che in breve tempo surclassa Dota 2, uno dei titoli più celebri tra gli appassionati e raggiunge la cifre record di tre milioni di giocatori simultaneamente. Le origini sono queste, il presente è dominato da clamori successi come il più recente Fortnite Battle Royale sviluppato dalla Epic Games.

Ma come si fa a sopravvivere in un survival game?
La strategia prima di tutto. E poi tattica ed esperienza. Queste sono le qualità essenziali per arrivare alla fine di un videogame di questo tipo. La pazienza, giusto, e tanta, perché molti giocatori vengono eliminati nei primi cinque minuti di gioco, perché si buttano nella mischia senza avere la più pallida idea degli avversari che hanno di fronte. Cosa comprensibile del resto se ti aspetti di giocare con gamer del tuo livello, ma visto che chiunque può accedere alle partite, anche i giocatori più forti, farete bene a gestire le vostre carte al meglio. Le abilità di un survival gamer sono molto simili alle strategie nei tornei adottate in giochi competitivi come il poker, là dove occorre impiegare tecniche e tattiche adeguate, mutuate dallo studio e dall'esperienza per arrivare alla fine della partita.
Non buttarsi subito nella mischia, ma aspettare il momento giusto. Non adottare una strategia aggressiva senza aver valutato al meglio le proprie risorse. Aspettare il momento migliore per alzare la posta in gioco. Tutti questi elementi fanno la differenza tra il principiante e il professionista, nel poker così come nei survival game perché una strategia di gioco corretta premia sempre chi la adotta. Gli obiettivi stessi devono essere ponderati con lucidità. Pensare di vincere alla prima partita come principiante, contro giocatori molto più forti di noi, più che un’opzione è una speranza che nel migliore dei casi ci farà sopravvivere per qualche minuto in più. Più importante è invece comprendere le modalità di gioco e soprattutto divertirsi giocando.
E qui sta il punto. Che si tratti di poker, scacchi, go o videogame la componente ludica è sempre la stessa. E nonostante il business legato al fenomeno globale degli e-sport e dei survival game, con ben 100 milioni di download registrati dal primo aprile di quest’anno sullo store iOS per il titolo Fortnite, il fatto è che giocare piace a tutti. A Fortnite Battle Royale, ad esempio, potete osservare gli altri mentre giocano, nascosti magari dietro un cespuglio, posizione poco elegante ma che prolunga le possibilità di sopravvivenza. Oppure la possibilità di costruire edifici seguendo architetture impossibili o molto più semplicemente immergervi in un mondo virtuale che per qualche ora ha il privilegio di farci allontanare dalla pesantezza e dalle difficoltà di quello reale.
E per un gioco, così come per un buon libro, è già un grande successo.

