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L'equivoco di Radaelli su Benedetto XVI: troppa filosofia e poco codice Ratzinger

Andrea Cionci - autore dell'articolo pubblicato sul suo blog

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“Molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore”. Si può riassumere con questa nota frase di Alex Carrel il tragico, colossale equivoco dei teorici dell’”errore sostanziale”.

Ultimo prodotto di questa “scuola” un ponderoso volume del prof. Enrico Maria Radaelli, filosofo colto e anticonformista con il quale abbiamo cordialmente condiviso un pezzo di strada, se così si può dire, ma dalle cui affermazioni ora, purtroppo, a malincuore, dobbiamo prendere radicalmente le distanze.

Quello su cui Radaelli ha perfettamente ragione è che Benedetto XVI è rimasto il papa, perché la sua Declaratio non era certo un’abdicazione canonicamente valida. Conferma il professore che Ratzinger non ha mai rinunciato al munus, all’”essere” papa, ma solamente all’esercizio del potere, il ministerium, a “fare” il papa, esercizio che dipende dal munus e che non potrebbe mai esserne sinonimo. Tuttavia, come abbiamo visto, la Declaratio non era un’abdicazione, una Renuntiatio, ma ben altro.

Stranamente, il vaticanista Aldo Maria Valli che fino ad oggi ha rifiutato questa realtà dando spazio a don Silvio Barbaglia, legittimista di Bergoglio, adesso è diventato il principale sponsor di Radaelli, il quale sostiene che l’unico papa era Benedetto. Mah? Verrà anche il nostro turno?

Venendo al sodo, il millenario equivoco in cui incappa Radaelli è che egli ritiene questa abdicazione invalida e il “monstrum giuridico del papato emerito” frutto di un errore sostanziale, un concetto sbagliato di papato di Ratzinger dovuto al suo passato modernista dei tempi del Concilio (posizione dal quale si emendò presto, come da saggi di Stefano Fontana QUI e Roberto Paura QUI). Sulla base di questa idea fissa, il professore ha costruito un libro basato pressoché unicamente su principi filosofici prescindendo in modo totale dall’analisi “empirica” delle eloquentissime, URLANTI dichiarazioni sottili di Benedetto XVI negli ultimi 9 anni. Così l’autore tenta di dimostrare che siccome Ratzinger non si era mai emendato del tutto dal suo modernismo giovanile, non aveva capito bene il ruolo del papa e quindi ha fatto un pasticcio, creando un mostro giuridico, un duplice papato e una scissione impropria del munus ministerium in papato attivo e papato passivo.

Lo ripetiamo per l’80esima volta: NON CI SONO MAI STATI DUE PAPI VALIDI, C’È STATO UN PAPA LEGITTIMO, IN SEDE IMPEDITA, E UN PAPA ILLEGITTIMO, USURPATORE E ANTIPAPA.

Riprendiamo il discorso famoso del ministero allargato di Mons. Gaenswein del 2016, citato (a metà) anche nel recente, surreale intervento di Andrea Riccardi QUI : “Come ai tempi di Pietro, anche oggi la Chiesa continua ad avere un unico Papa legittimo. E tuttavia, da tre anni a questa parte, viviamo con due successori di Pietro viventi”.

Che vuol dire? C’è un solo papa legittimo ... ma ci sono due papi. Com’è possibile? Ovviamente che C'E' UN PAPA LEGITTIMO E UN PAPA ILLEGITTIMO.

E il segretario continua: “Non vi sono dunque due papi, ma di fatto un ministero allargato con un membro attivo e un membro contemplativo”.

Non vi SONO due papi: uno solo E’ (voce del verbo essere) il papa, perché uno solo ha il munus. C’è un MEMBRO che FA il papa senza esserlo (Bergoglio) e uno che lo E’, pur senza governare, Benedetto. Per questo Gaenswein usa la parola indistinta “membro” e usa perfettamente gli ausiliari. Così, dice giustamente “DI FATTO”, perché solo di fatto il ministerium può essere separato dal munus, e ciò  avviene esattamente in sede impedita. La differenza tra papa abdicatario e papa impedito, per chiarire,  è che il primo rinuncia al munus, e con esso perde automaticamente il ministerium; il papa impedito, invece conserva il munus, ma perde il ministerium causa forza maggiore, ovvero prigionia. Infatti, Benedetto XVI ha vissuto esattamente come un papa in sede totalmente impedita, con nome pontificale, veste bianca e in Vaticano.

Papa Ratzinger ha indotto, consentito, provocato la sede totalmente impedita APPOSTA, proprio per scismare i suoi nemici della Mafia di San Gallo che volevano toglierlo di mezzo, prova ne sia che il risultato finale dell'operazione è riconosciuto dallo stesso Radaelli: Bergoglio antipapa. Benedetto ha solo “dichiarato di rinunciare”, con differimento, al ministerium, ma non vi ha mai rinunciato giuridicamente, tanto che dopo l’ora X, le 20.00 del 2 febbraio, non ha confermato nulla.

Questa dichiarazione “profetica” di futura rinuncia fattuale al ministerium ha fatto pensare ai cardinali – i quali non lo hanno corretto né stoppato – che Benedetto stesse abdicando. Il 1° marzo 2013 si convoca il conclave - illegittimo, perché a papa non morto e non abdicatario - e Ratzinger entra in sede totalmente impedita perdendo il ministerium de facto e non de iure. La previsione della Declaratio si realizza per colpa altrui. In questo modo Bergoglio è antipapa, è scismato e tutto il suo pseudo pontificato dovrà essere annullato. Un piano di difesa assolutamente geniale, che era pronto dal 1983, con la distinzione tra munus e ministerium inserita nel diritto canonico, con la costruzione del monastero Mater Ecclesiae dove il papa si sarebbe docilmente imprigionato nella sede, con la Universi Dominici Gregis che cambia le procedure per l’anello piscatorio QUI etc. Abbiamo descritto il tutto nel volume “Codice Ratzinger” che, dopo 16 conferenze, continua ad essere presentato in tante città italiane per la pura iniziativa dei fedeli.

Il paradosso è che Radaelli “casca” in pieno nella trappola per lupi preparata da Ratzinger. Proprio ammiccando a questi concetti modernistoidi cari ai suoi nemici, Benedetto è riuscito a far loro digerire la soluzione del “Papa emerito” che, infatti, è scritto minuscolo, al contrario del Vescovo Emerito. L’emerito non è da intendersi come il vescovo pensionato, ma come il papa “che merita, che ha diritto” di essere papa, l’insigne, il degno, il papa per eccellenza. E questa qualifica descrittiva è dovuta al fatto che, pur impedito, il papa resta papa.

 

 

 

Un esempio immediato di tale tecnica: all’inizio del pontificato, Ratzinger adotta uno stemma insolito, “timbrato” non dalla tiara pontificia, ma da una mitria vescovile. Ad usum dei nemici modernisti, la cosa venne da lui spiegata come una scelta da “vescovo primus inter pares”, secondo un afflato sinodaleggiante caro ai modernisti, facendoli così contenti e canzonati. Ovviamente, la mitria sdegnò i tradizionalisti, che vi ravvisarono un conato del vero o presunto passato giovanile modernista di Ratzinger. Solo nel 2021 avremmo capito che, ben consapevole di dover un giorno defilarsi nella sede impedita e nel papato emerito, Benedetto XVI sarebbe stato allora costretto a rimuovere una troppo ingombrante tiara pontificia dallo stemma. Invece con il low profile di una innocua mitria vescovile, lui è riuscito a mantenere lo stemma della sua sovranità, a rifiutare le profferte del card. di Montezemolo del 2017 circa il cambiamento della sua araldica QUI e, oggi, a farsi persino seppellire con il suo blasone di papa integro scolpito sulla cassa.

Ovviamente, senza aver prima scoperto la sede impedita e il Codice Ratzinger, questa mitria sullo stemma sarebbe rimasta ancora una scelta incomprensibile e afferibile a un conato modernista.  

Il libro di Radaelli, qualora fosse riconvertito alla realtà abbacinante della sede impedita, potrebbe essere quindi una risorsa preziosissima per indagare proprio il cosiddetto “Proto- Codice Ratzinger”, cioè quel sistema con cui il teologo bavarese è riuscito a sopravvivere per decenni in una spelonca di massoni dando loro dei contentini ideologici del tutto apparenti che, al contempo, gli hanno consentito di attuare il suo piano di difesa della Chiesa.

Il problema, per ora, è che l’autore ha compiuto un lavoro enorme, senza fare i conti con la realtà pratica delle dichiarazioni e dei gesti di Benedetto XVI. E’ rimasto nell’empireo delle alte speculazioni filosofiche ignorando il fatto che Ratzinger abbia detto che “la risposta si trova nel Libro di Geremia”, dove c’è scritto IO SONO IMPEDITO. (QUI) Non ha colto l’equilibrismo perfetto degli elogi apparenti verso Bergoglio, QUI, né le continue anfibologie, né il fatto che Benedetto dichiarasse di poter essere l’ultimo papa della storia come da profezia di Malachia QUI, né la geniale sottigliezza dell’inversione del titolo “pontefice sommo”, QUI. Non ha risolto l’incredibile frase “nessun papa si è dimesso per mille anni”, QUI, né si è incuriosito per la risposta umoristica sulla veste bianca QUI , né quando Ratzinger ha detto di aver scritto la Declaratio in latino per non commettere errori, e così via. Eppure, almeno un centinaio di questi articoli sono stati inviati al professore negli ultimi due anni, ma evidentemente sono stati ignorati, così come non è stata minimamente presa in considerazione la reale traduzione della Declaratio, QUI dove il verbo vacet, tradotto come “sede vuota” e non vacante, rivoluziona completamente il paradigma.

Ma c’è un dato finale che smentisce in modo definitivo l’impostazione di Radaelli: il fatto che nella Declaratio non c’è solo l’inghippo del munus/ministerium, (che solo apparentemente sembra rispondere a un’impostazione modernista) ma c’è anche l’inaudito, intollerabile DIFFERIMENTO della presunta rinuncia del quale sembra che il filosofo non parli. E quale concezione modernista potrebbe aver mai spinto Benedetto XVI a una simile, stranissima scelta, tremendamente invalidante per una qualsiasi abdicazione? Un atto del genere, come anche l’elezione, si dice “puro” e per una questione di diritto divino, deve essere simultaneo, e non potrebbe MAI essere differito. Sarebbe come celebrare un matrimonio in cui il marito accetta di prendere in moglie Tizia, ma in modo che sia valido “a partire dal mese successivo”. Anche se Benedetto fosse stato vittima di una concezione sbagliata del papato e avesse voluto dividerlo a metà, che bisogno c’era di differire l’atto, se non per il piano illustrato sopra, ovvero quello di rendere un’interpretazione della Declaratio come abdicazione del tutto invalida?

Così come Radaelli non si è concentrato sul motu proprio Normas Nonnullas, del 22 febbraio 2013: un’altra mina (di cui fino ad oggi non abbiamo ancora scritto, in vero) con cui Ratzinger, cogliendo al volo la notizia che due cardinali non avrebbero partecipato allo pseudo-conclave,  cambia le regole sulle tempistiche in modo da farlo convocare troppo presto. E in questo modo piazza altri 300 kg di tritolo sotto la sedia dell’antipapa usurpatore.

Ora, il fatto è che tale teoria dell’errore sostanziale è PERICOLOSISSIMA, può essere davvero ESIZIALE. Praticamente, disinnesca la comprensione del già non facilissimo “Piano B” di Benedetto, rendendo appena un soldino di giutizia al diritto canonico, ma screditando al contempo uno dei più grandi papi della storia della Chiesa. E’ proprio il discorso che faranno molti cardinali, (soprattutto i tedeschi che temono come la peste lo scisma) una volta che Bergoglio sarà uscito di scena: “Sì, va bene, d’accordo, Benedetto XVI formalmente non aveva abdicato in modo corretto, ma solo perché essendo modernista non ci aveva capito niente del papato. Tuttavia, grossomodo, l’intenzione era quella di dimettersi, quindi il papa alla fine è rimasto Francesco e ora andiamo a un conclave con gli 80 cardinali (falsi) nominati da Bergoglio”.

E così, dopo Bergoglio, avrete un altro antipapa, senza Spirito Santo, e l’incubo ricomincerà da capo.

Rimane il dato che anche per gli errorsostanzialisti Benedetto è rimasto l’unico papa (suo malgrado) ma nessun cattolico sarà mai disposto a scendere sulle barricate per difendere un papa morto, ignorante, modernista e sbadato. Alcuni saranno invece – forse - disposti a fare una rivoluzione per salvare la Chiesa e la linea successoria del vero Vicario di Cristo SOLO capendo cosa ha fatto davvero un Papa geniale e santo.

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