Rito del Transito e messa solenne per San Francesco di Assisi

Il 3 e il 4 ottobre nella Chiesa a lui dedicata

| di Tommaso Giusti
| Categoria: Comunicati Stampa
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Don Agostino

Torna la festa per San Francesco nella chiesa a lui dedicata. Dopo una lunga assenza, il 3 e il 4 ottobre nella chiesa di San Francesco si terrà una due giorni interamente dedicata al santo di Assisi. La Messa solenne, fissata per le ore 10 di venerdì prossimo, sarà anticipata dal rito del “Transito” (giovedì 3 ottobre, ore 18). A monsignor Italo Castellani, arcivescovo di Lucca, il compito e la gioia di celebrare la cerimonia, in quella che fu la casa dell’ordine più vicino agli umori e ai bisogni della gente comune e più dedito al culto e alla predicazione. Un’antica tradizione francescana, infatti, raccoglie i frati e i fedeli nella festa di San Francesco per celebrare la morte o “Transito” di San Francesco: il passaggio, cioè, dalla presenza terrena alla Casa del Padre, il racconto di uno dei momenti più solenni della vita del santo, prima di passare a Dio. La memoria del Transito di San Francesco assume per i francescani (e non solo per loro) un appuntamento annuale denso di significato, necessario. Che, dopo decenni, torna nel suo luogo naturale: la chiesa di San Francesco. «Per anni sia il rito del “Transito” sia la Messa per Francesco – spiega Don Agostino Banducci, parroco del centro storico – sono stati tenuti nella chiesa di San Pietro Somaldi. Furono trasferiti là tutti i simboli dedicati al frate, a partire dalla statua lignea che per l’occasione tornerà in San Francesco». Don Agostino chiama il “poverello” di Assisi per nome come se fosse un amico di vecchia data, fedele compagno di viaggio per la sua missione quotidiana e non smette di ripetere quanto, effettivamente, il suo credo sia attuale e moderno. 

A Lucca una forte comunità francescana
«Francesco è uno di noi – continua – Povertà, dialogo, ricerca della pace, rispetto del creato: Francesco è stato tutto questo e molto altro. La comunità di San Francesco a Lucca è sempre stata molto forte e la chiesa, almeno fino al dopoguerra, è stata molto vicina alla popolazione. Reale punto di riferimento per la vita religiosa e sociale del quartiere e della città intera». Si può dire che sia tutto tranne che un santo confinato nel tempo, lontano, dai contorni ingialliti. La vita del figlio di Bernandone continua ad affascinare e convincere e il suo esempio è ancora oggi attualissimo. Ecco perché per giovedì e venerdì prossimo è attesa tutta la città: per un momento che ha come obiettivo quello di uscire nelle piazze, tra la gente, per annunciare il messaggio di Francesco, incontrando l’altro attraverso il dialogo. «Non era forse questo lo stile di Francesco? – domanda il parroco – Non piaceva forse anche a Francesco mescolare la preghiera al canto, la parola alla poesia? Il 4 ottobre è la festa di Francesco e il 3 ottobre si è sempre festeggiata anche la morte. Il Transito è il racconto della morte di Francesco: è il momento in cui Francesco viene visto come Cristo. Rileggendo questo racconto, infatti, ci si accorge che è un po’ come rileggere il racconto della Passione». Per Francesco la morte ha uno specifico, una nota distintiva, singolare: la chiama “Sorella” e, a 44 anni, l’accoglie cantando. C’è in Francesco, giunto sul limitare della vita, una profonda esultanza. Più che di una fine, di una conclusione dolorosa, sembra trattarsi di una festa di vita, di un cammino verso la “vera vita”: un cammino pasquale. Lo stesso cammino che partirà, come se fosse una piccola processione, dal secondo chiostro del Complesso conventuale di San Francesco per poi giungere in chiesa e qui affidare l’emozione alle parole scritte dai frati francescani di allora, divenuti testimoni degli ultimi atti e delle ultime parole di Francesco morente; e alcune parole del santo, alcune formule da lui composte e recitate, il suo esultante “Cantico delle creature”.

Ripristinare i riti francescani
La Chiesa di San Francesco, restaurata, insieme al complesso conventuale, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, pur essendo consacrata, sta assumendo sempre più i connotati di polo culturale e centro dell’arte a tutto tondo. Sicuramente, però, non mancano occasioni, e Don Agostino non lo nasconde, per ripristinare momenti puramente religiosi, legati al rito francescano. Insieme a san Francesco, infatti, sono diverse le figure della spiritualità francescana: in particolare sant’Antonio da Padova, la festa del Perdono di Assisi, santa Chiara, il ricordo delle stigmate di san Francesco a La Verna e, infine, tre santi contemporanei: Padre Pio, santa Teresa Benedetta della Croce (la filosofa ebrea Edith Stein), uccisa nei campi di concentramento e san Massimiliano Maria Kolbe, primo uomo che è stato fatto martire pur non avendo versato il sangue, ucciso ad Auschwitz per aver offerto la sua vita in cambio di quella di un padre di famiglia.

Tommaso Giusti

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