Si è conclusa la scorsa notte la lunga indagine, condotta dal Nucleo Operativo e Radiomobile dei Carabinieri di Lucca, che ha portato all'arresto di tre giovani di origine marocchina con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti.
Un'organizzazione che riforniva di cocaina e marijuana varie zone della lucchesia, dal centro storico sino alla mediavalle.
Da oltre sei mesi i militari stavano tenendo d'occhio i tre sospettati e finalmente, ieri notte sono riusciti ad incastrarli.
Sin dal pomeriggio una pattuglia li stava seguendo, monitorandone ogni spostamento. Il pedinamento si è concluso all'una di notte a Pieve di Brancoli dove, due dei tre indiziati, si erano dati appuntamento con un 40enne lucchese.
L'uomo era interessato a farsi consegnare “a chiodo” alcune dosi di cocaina, probabilmente per conto di terzi. I marocchini però non erano affatto intenzionati ad anticipare la merce senza riceverne il corrispettivo in denaro, così la trattativa è saltata, ma questo è bastato ai Carabinieri per decidere di intervenire.
Alla vista delle divise gli spacciatori hanno frettolosamente gettato dal finestrino un pacchetto di sigarette, al cui interno ovviamente era nascosta parte della sostanza stupefacente. Perquisiti sul posto sono stati trovati in possesso di oltre 25 grammi di cocaina, occultata sia negli abiti che nell'autovettura.
I due, Abouinan Youssef, del 1987 e Rihi Ismal del 1992, entrambi venditori ambulanti, sono immediatamente stati tratti in arresto, ma l'operazione non si è conclusa.
I militari hanno infatti proseguito sino a Val D'Ottavo per perquisire la loro abitazione. Qui vi hanno trovato il terzo uomo, fratello di uno dei due arrestati, Abouinan Abdejalil operaio del 1986.
L'uomo, che nell'organizzazione aveva il compito di confezionare le dosi, oltre a nascondere in tasca 5 grammi di cocaina e 127 euro, provento di spaccio, aveva nell'armadio di camera ben 274 grammi di marijuana già suddivise in dosi e pronte per essere distribuite
Secondo le stime dei Carabinieri i tre marocchini, processati stamani per direttissima, avevano costruito un giro d'affari da circa 10.000 euro al mese.

