Esiste quello che gli specializzati chiamano “codice rosa”, un protocollo dedicato alle fasce protette, con un occhio di riguardo per le donne vittime di violenza.
Le forze dell’ordine sono sempre presenti e pronte ad accogliere denunce che rientrano in questo ambito.
Il “codice rosa” è uno strumento al servizio delle vittime… Ma è uno strumento di cui non si deve abusare né di cui farsi gioco.
È il caso di due donne che in diversi episodi, accaduti negli ultimi due anni, hanno denunciato di essere state vittime di violenza sessuale.
La prima, una giovane poco più che 20enne, a fine 2011, è stata coinvolta in un lieve sinistro stradale a notte fonda. Portata in ospedale, è risultata positiva all’alcoltest e sotto shock. Interrogata, si è giustificata dichiarando di essere da poco stata violentata da un ragazzo coetaneo. Repentinamente scattate le procedure dedicate. Le indagini hanno poi preso una piega diversa dallo scenario disegnato dalla giovane. Nell’arco di 24 ore la verità: il rapporto con il ragazzo in questione, è stato consenziente, ma indesiderato. Forse per rimuovere il ricordo, per mondarsi ai suoi stessi occhi, la giovane ha ritenuto opportuno denunciare l’ignaro coetaneo.
Il secondo caso è lievemente più complicato. Protagonista una ragazza giovane che a seguito di una serata passata con un uomo più grande, decide di passare la notte con lui in albergo.
L’indomani, la stessa, si è presentata dai Carabinieri, denunciando di essere stata violentata dall’uomo e da un suo amico. Anche in questo caso è scattato il “codice rosa” ed i militari hanno dato il via alle indagini di rito, identificando “l’orco” che aveva convocato un amico per abusare della giovane. Quando si è visto accusare dai militari l’uomo ha mostrato una prova inconfutabile che lo scagionava a pieno: un filmino amatoriale del triangolo in cui sono stati coinvolti lui, il suo amico e la ragazza, la quale sapeva benissimo che la serata era stata ripresa ed immortalata in un video.
Dalle immagini si evince la giovane era consenziente a fare del sesso a tre, diversamente da quanto aveva denunciato.
Anche in questo caso, quindi, era tutto inventato.
I Carabinieri tengono a precisare che il “codice rosa” è una task force a tutela delle fasce protette, e non si deve abusare di tale strumento nato per proteggere la cittadinanza.
Le forze dell’ordine sono pronte ad intervenire laddove necessario, ma raccontare simili falsità comporta gravi ripercussioni tra cui una denuncia per calunnia.

